Quello che sorprende nello scritto “Niente 3 bicchieri: che fine ha fatto l’ effetto Panont” di Gianluca Ruiz De Cardenas Tag Quello che sorprende nello scritto “Niente 3 bicchieri: che fine ha fatto l’ effetto Panont” è la contraddizione tra due opposti atteggiamenti del bellicoso autore nei confronti delle guide. Da una lato mostra la deferenza insita nel fatto stesso di aver scritto l’ articolo, scrutando addirittura le anteprime delle classifiche, il che significa che annette grande importanza ed autorevolezza ai responsi delle guide, quantomeno delle principali. (Che poi nessuno sa esattamente quante e quali siano: se si eccettua quella del Gambero Rosso, un tempo monopolista e tuttora considerata leader, il confine tra quelle considerate principali e tutte le altre è molto labile, e dipende più che altro dalle simpatie o dagli interessi degli addetti ai lavori.) In ogni caso il discorso finisce sempre con i celebri tre bicchieri, considerati la vera consacrazione di tutti e solo i migliori vini italiani, per cui l’OP che ne ha pochi o punti a seconda degli anni, è una zona pària, indegna di essere assunta nell’ empireo, per restare in Lombardia, di Valtellina e Franciacorta.Questo da un lato. Dall’ altro tutto lo scritto ruota intorno al fatto che i vini, che non a caso non vengono mai menzionati, non c’ entrano nulla con le classifiche ed i tre bicchieri, perché tutto dipende dai direttori di Consorzi, dalle loro iniziative, eventi, promozioni, ma anche azioni di lobbying, per creare “un’ immagine inedita, forte, vincente”, che, a quanto pare, se ben condotte frutteranno una messe di tre bicchieri, anche se i vini sottostanti non sono il massimo. Trovo che questo sia altamente diseducativo nei confronti dei produttori oltrepadani, che penseranno che perizia, intelligenza e sforzi per produrre vini sempre migliori, contino poco e che troveranno altrimenti la benedizione delle provvidenziali guide, con le quali si risolvono tutti i problemi: direttori di Consorzi maneggioni, wine writers amici e compiacenti, enologi super star e magari anche autorevoli designers di etichette, consentiranno il sospirato decollo dei tre bicchieri oltrepadani. Questo è quello che si desume dal contenuto dell’ articolo che, oltre a non essere veritiero, disorienta sia i produttori di vini che i lettori delle guide. Questi penseranno che anche gli attuali detentori di tre bicchieri in altre zone, li abbiano ottenuti non con il pregio dei loro prodotti, ma con i “santi in paradiso” di italica tradizione. Quello che invece nell’ articolo non sorprende affatto, dal momento che ormai ci siamo abituati e non fa più notizia, è l’ ennesimo attacco a Panont, reo di non aver preso alcuna iniziativa efficace, da nessun punto di vista, ed in particolare per ottenere i tre bicchieri, che infatti non sono arrivati. All’ autore non viene il sospetto che neppure i faraoni abbiano facoltà taumaturgiche, facendo sgorgare nettari sopraffini da vigne dedicate alla damigiana da tempo immemorabile e che solo di recente, pochi valorosi produttori stanno cercando di convertire a prodotti di pregio. Tradizioni, abitudini, mentalità non si cambiano in pochi anni e temo che ci vorrà più di un ricambio generazionale per un graduale decollo dell’ OP, purchè nel frattempo si facciano le mosse giuste per evitare ricadute. I bravi direttori aiutano, ma non possono sostituirsi ai veri protagonisti, che sono i produttori. RUIZ DE CARDENAS vini@ruizdecardenas.it Gianluca Ruiz De Cardenas Iscriviti alla newsletter di Oltrepo Pavese! Invia