Zavattarello - Il Castello Dal Verme

Il castello, una vera e propria rocca, sorge su di un poggio di arenaria, in posizione strategica perché dominante le Valli Tidone e Morcione. Le sue origini risalgono al X secolo: il castello è citato infatti in alcuni documenti di Ottone I, datati 971-972. Il feudo e il suo castello appartenevano al monastero di S. Ambrogio, a quello di S. Colombano e al vescovo di Bobbio che, nel 1264, lo consegnò al nobile Ubertino Landi che fortificò il castello rendendolo inespugnabile. Fu così che attorno a esso cominciò a svilupparsi il borgo.

Il castello, una vera e propria rocca, sorge su di un poggio di arenaria, in posizione strategica perché dominante le Valli Tidone e Morcione. Le sue origini risalgono al X secolo: il castello è citato infatti in alcuni documenti di Ottone I, datati 971-972. Il feudo e il suo castello appartenevano al monastero di S. Ambrogio, a quello di S. Colombano e al vescovo di Bobbio che, nel 1264, lo consegnò al nobile Ubertino Landi che fortificò il castello rendendolo inespugnabile. Fu così che attorno a esso cominciò a svilupparsi il borgo. Tra XIII e XIV secolo il castello subì svariati assedi, senza tuttavia essere espugnato.

Nel1385, il feudo fu assegnato al casato dei Dal Verme che lo mantenne per ben sei secoli, fino al 1975, anno in cui venne donato al Comune. La rocca fu inoltre colpita da due violenti incendi: nel 1747 durante la guerra di successione austriaca e nel 1945 durante una rappresaglia nazista. Di struttura ghibellina, il castello è imponente con i suoi 2000 mq - conta oltre 40 stanze - e con il recetto fortificato, dove si svolgevano le attività legate al castello e si ospitava il popolo in caso di assedio. Vi si accede tramite una scaletta collegata a una passerella, sostitutiva dell’antico ponte levatoio, posta a circa 5 metri d’altezza.

All’ingresso è visibile una botola da cui veniva versato olio bollente sui “visitatori sgraditi”; vi erano le stanze per il corpo di guardia, tra cui quella della Sentinella, il primo luogo in cui sostava il forestiero. All’interno, vi sono due cortili: in quello più piccolo c’era il pozzo usato per raccogliere l’acqua piovana che veniva pompata nella cucina-refettorio. Al pianoterra si trova la sala adibita a cucina-refettorio dove si svolgeva gran parte della vita del castello e il signore consumava i pasti con il suo entourage; se invece si ospitavano personaggi illustri il pranzo veniva servito nella sala al primo piano, dove erano situate le sale di rappresentanza e le stanze private del Conte e della sua famiglia.

A questo livello, si apre il terrazzo con loggiato da cui si ammira una splendida veduta, mentre dalla torre la panoramica spazia a 360°: si possono infatti avvistare i castelli di Montalto Pavese, Valverde, Ruino, Torre degli Alberi e Pietragavina. Oggi una parte della rocca ospita la Galleria di Arte Contemporanea. Come tutti i castelli che si rispettano, anche la rocca di Zavattarello ha il proprio “fantasma”. Secondo la leggenda si tratterebbe di Pietro Dal Verme, il cui spirito si aggirerebbe, verso mezzanotte, lungo i camminamenti della ronda. Il Conte fu avvelenato da Chiara Sforza, sua seconda moglie: la donna non avrebbe infatti perdonato il Dal Verme per averla rifiutata in prime nozze. L’omicidio è un fatto storico realmente accaduto, non a Zavattarello, bensì a Milano, nell’odierno Palazzo Comunale del Broletto (XVI secolo).

Fonte "In giro per l'Oltrepò Pavese" - Pubblicazione Progetto Equal Casteggio

 

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44.869914, 9.262504

Luogo

Via Carlo dal Verme, 4
27059 Zavattarello PV
Italia